As-Sawn (il diguino) 2°parte

30 giugno 2016

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Vorrei rilevare che c’è un altro livello superiore di digiuno, diverso dal primo finora esaminato (cioè astensione dal cibo, dall’acqua e dal sesso). Questo livello è l’astensione dai peccati dell’udito, della vista, della parola e di quelli che si possono compiere con tutte le membra del corpo. Perchè chi digiuna, segue un cammino di avvicinamento al suo Signore e quindi tutte le sue azioni non devono contraddire quest’alto esercizio spirituale. Un digiunatore non deve pronunciare parole sconvenienti, non deve insultare, non deve ascoltare calunnie o discorsi inutili, o parole futili, non deve portare nuocere ad altri con la mano o con la gamba etc.
Naturalmente non si deve fraintendere quanto sopra detto. Anche chi non digiuna, non deve commettere tali peccati. L’Haram (illecito) è Haram per tutti e dappertutto. Il digiuno è una preziosa occasione per domare i nostri sensi e le nostre membra. Cioè per chi è abituato a tenere questi comportamenti scortesi fuori dal Santo mese di Ramadan, il mese del digiuno è un campo di addestramento per controllare le sue azioni e per frenare i suoi comportamenti incivili o osceni.
La sublime qualità, il valore spirituale e i meriti del digiuno sono ricordati il molte hadith del Profeta Muhammad, la pace di Dio su di lui. L’Inviato di Dio, disse: “Iddio Potente e Glorioso ha detto: ‘Ogni azione del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno che appartiene a Me, ed Io ne dò ricompensa; il digiuno è un’armatura (uno scudo) (1), e quando è giorno di digiuno per uno di voi, non nutra propositi osceni nè vociferi, e se qualcuno lo ingiuria o lo combatte dica: ‘Sto digiunando (2)’ e per colui nella Cui Mano è l’anima di Muhammad, l’alito cattivo che promana dalla bocca di colui che sta digiunando è migliore, davanti a Dio, del profumo del muschio; chi digiuna ha due motivi di cui rallegrarsi: si rallegra quando rompe il digiuno (3), e si rallegra del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore”(4). Hadith ripreso da Al Bukhari.

1- Il digiuno ci protegge, ci difende dal male, dai peccati, dalle malattie, dal demonio.
2 – Come se chi digiuna dicesse a se stesso che non è degno di un digiunatore rispondere alle stupidaggini altrui.
3 – Il musulmano prova il sapore della felicità quando rompe il digiuno verso il tramonto del sole. Codesta felicità è dovuta alla vittoria, alla supremazia della fede e alla gratitudine ad Allah che ci aiuta e ci dà la forza spirituale per obbedirgli.
4 – La gioia del digiunatore raggiunge l’apice nel Giorno del Giudizio Finale, perchè chi osserva il digiuno, vedrà quanto sarà grande la ricompensa di Dio e quanti saranno gli onori che lo aspettano.

In una versione ripresa da Muslim, l’hadith dice: “Ogni azione buona che il figlio di Adamo compie raddoppia il merito da dieci a settecento vole tanto: Iddio Altissimo ha detto: “Eccetto il digiuno, che appartiene a Me, ed Io ricompenso per quello: egli (colui che digiuna) lascia il suo piacere ed il suo cibo per il viso Mio; colui che digiuna ha doppia gioia: una gioia al momento dell’interruzione, ed una gioia al momento dell’incontro con il suo Signore; e certo che l’alito cattivo che glie ne consegue è presso Dio più buono del profumo del muschio”.

Il Profeta Muhammad, che Dio lo benedica, disse: “C’è in Paradiso una porta detta “del Dissetamento”, dalla quale entreranno nel giorno della Resurrezione quelli che avranno digiunato; non altri che loro vi entreranno. Un angelo chiamerà: ‘Dove sono coloro che hanno digiunato?’ Essi si leveranno e da essa non entreranno altri che loro; e quando saranno entrati verrà chiusa e non vi entrerà nessuno”. Al Bukhari e Muslim concordano.

Possiamo notare qui il merito e la posizione sublime dei digiunatori sinceri presso Iddio Altissimo. Una delle otto porte del Paradiso è dedicata esclusivamente a loro.
Chi digiuna prova piuttosto la sete e sente innanzi tutto la mancanza dell’acqua e per questo motivo, Dio il Generoso, onora i digiunatori anche nel nome della loro Porta. Il nome stesso della porta caccia via la sete, perchè in lingua araba “arraiian”, cioè “dissetamento”, vuol dire togliere la sete. Ciò vale a dire che quelli che provarono la sete per il digiuno per obbedire al sublime comando di Allah, non la proveranno mai nel Paradiso, dove scorrono fiumi di un’acqua sempre pura, ruscelli di latte dal gusto inalterabile, di vino delizioso a bere che non inebbrierà e di miele purissimo.

Il Profeta, la pace di Dio su di lui, disse: “A chi digiuna nel mese di Ramadan con fede e sincerità ed allo scopo di guadagnarsi un merito e la ricompensa di Dio saranno perdonati i peccati precedentemente commessi”. Al Bukhari e Muslim concordano.

Se l’infrazione commessa dal musulmano nei confronti dei comandamenti di Dio, non è riferita al diritto umano, ossia saltare alcune preghiere rituali, non versare la Zakat (elemosina obbligatoria), o non osservare il digiuno, sarà perdonato. Invece se l’infrazione commessa è riferita al diritto altrui, egli deve invocare il perdono dei danneggiati ed essere esentato da carichi per quanto riguarda il diritto di chi ha subito danni per l’infrazione. Se si tratta di beni usurpati o qualcos’altro del genere, deve restituirli. In parole brevi, affinchè il pentimento sia autentico e accettato da Dio, il trasgressore deve rimediare ogni danno morale o materiale da lui recato a qualsiasi altra persona.

L’Inviato di Dio, la pace e la benedizione di Dio su di lui, disse: “Quando arriva, il Ramadan, si aprono le porte del Paradiso e si chiudono quelle del Fuoco, I diavoli sono legati”. Al Bukhari e Muslim concordano.

Le porte del Paradiso vengono spalancate nel Santo mese di Ramadan come segno simbolico della vittoria e della supremazia delle azioni buone su quelle cattive. In quanto i musulmani, nel mese del digiuno, accorrono a sottomettersi agli ordini di Dio pregando, recitando il Santo Corano, dando l’elemosina e compiendo atti di misericordia. D’altro canto, e a causa della preminenza del bene sul male, le porte del Fuoco vengono chiuse ai musulmani spinti sempre a compiere azioni pie, come se i diavoli che incitano al male fossero legati.

Un giorno il Profeta, che Dio lo protegga e lo preservi, salì sul Minbar (Pulpito) e disse: “Amen, Amen, Amen”.
I compagni dell’Inviato gli chiesero del perchè di tale invocazione ed Egli rispose: “L’Arcangelo Gabriele mi ha detto: finisca con il naso nella polvere (che sia umiliato), quello che vivrà fino a Ramadan e non sarà perdonato alla fine del mese del digiuno. Dissi: Amen. Poi Gabriele disse: finisca con il naso nella polvere, quello che non vede i genitori, uno di essi o ambedue, raggiungere l’età avanzata, e non entri in Paradiso, dissi: Amen. Poi Gabriele disse: sia umiliato chi ascolta il tuo nome, O Muhammad, senza che ti benedica ed invochi su di te la pace di Dio (la pace e la benedizione siano sul Profeta Muhammad), dissi: Amen”
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Nell’Hadith sopraindicato esistono tre suggerimenti preziosi per ogni musulmano affinchè Dio Altissimo lo perdoni e si compiaccia di lui. La prima è la bontà verso i genitori, specialmente quando sono avanti con gli anni, qualunque sia la loro religione. Loro che hanno avuto cura dei figli quando erano piccoli, che hanno fatto tanti sacrifici per allevarli, devono ricevere in cambio una goccia del mare dei loro favori. Loro che hanno già le ossa indebolite hanno bisogno della benevolenza, dell’amore e dell’aiuto dei figli.
Chi perde quest’occasione e non ne approfitta, trascurando i genitori o trattandoli senza affetto, o mostrando un cuore duro nei loro confronti, non sarà mai perdonato da Dio e sarà al contrario perduto, umiliato e soggetto all’ira ed al castigo di Dio.
Il secondo tesoro in questo detto del Profeta, la pace di Dio su di lui, è il mese di Ramadan. E’ una grazia divina vivere fino al mese del digiuno. E’ un mese di purificazione, di pentimento, di digiuno, di lettura del Corano, di preghiera, di suppliche di ricordo di Dio e di pagamento dell’elemosina. Chi non si astiene da azioni cattive, approfittando del mese di Ramadan come stagione di pentimento e d’innalzamento spirituale sarà maledetto da Dio. Chi non rispetta la sacralità del mese avrà il castigo meritato sia nella vita terrena che in quella ultraterrena. Perchè Allah Altissimo ci creò e sa bene che siamo creature deboli e non angeli e quindi ci dà sempre delle occasioni di pentirci: Occasione quotidiana (le cinque preghiere giornaliere), occasione settimanale (preghiera collettiva del venerdì con il sermone), occasione annuale (il digiuno, la Zakat e il Pellegrinaggio). Chi non si avvale di queste stagioni sublimi non è degno della misericordia di Dio, salvo che si penta sinceramente dei suoi peccati.
Il terzo tesoro in questo detto profetico concerne un dovere da parte di ogni musulmano nei confronti del Profeta Muhammad, Dio lo benedica.
Benedire il Profeta e invocare la pace di Dio su di lui, sono una forma di gratitudine nei suoi confronti. L’Inviato di Dio, le benedizioni di Dio su di lui, soffrì molto per portarci la parola e la guida di Dio: egli è stato torturato, è stato perseguitato, contro di lui sono state lanciate pietre ed è stato cacciato via dalla sua città nativa a lui carissima, cioè Mecca.
Quindi, per essere grati a Dio e al Suo Propfeta dobbiamo, quando sentiamo mentzionare il nome di Muhammad, che dio lo benedica, dobbiamo sempre aggiungere una bebdizione sul suo nome. In arabo una delle più comuni è: Salla Allahhu Alaihi Wa Sallam, ossia la pace e la benedizione di Dio su di Lui.

 

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Abdel Fattah Hassan

Abdel Fattah Hassan

Attualmente insegna all'Università di Misurata, Libia. E' laureato ed ha master in materia religiosa delle università egiziane. E' stato imam della Grande Moschea di Roma, ha partecipato a numerosi meeting e congressi. Ha partecipato alla revisione della traduzione del Corano effettuata da Faud Kabathy. E' interprete e traduttore di libri dall'arabo all'italiano

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